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Intervista a Kristen Stewart e Robert Pattinson (Grazia - Novembre 2008)
Intervista a Kristen Stewart e Robert Pattinson
di Alessandro Lanni
Qualche settimana fa Roma under 18 è impazzita per il vampiro e la sua bella. Prima all’Auditorium e poi in una libreria in centro, migliaia di adolescenti, di ragazzine accompagnate dai genitori, di bambine appena cresciute si sgolavano, piangevano per toccare (le fortunate anche baciare) loro due: Bella Swan e Edward Cullen. Al secolo Kristen Stewart e Robert Pattinson, attori e ora protagonisti di uno dei più fenomenali prodotti della cultura pop negli ultimi anni: la saga di Twilight.
Il 21 novembre esce nelle sale di tutto il mondo il film tratto dal primo dei libri di Stephanie Meyer, storia dell’amore impossibile tra una adolescente e un dolce vampiro coetaneo (almeno all’apparenza, ma centenario in realtà). Compagni di classe in un liceo della provincia americana, i due si notano per caso, quando lui le salva la vita in un incidente d’auto. S’annusano, si piacciono, sono attratti l’uno dall’altra e però guai ad avvicinarsi troppo, l’istinto del vampiro avrebbe il sopravvento. È quest’anima romantica, un amore e mille ostacoli, che ha tenuto attaccati undici milioni di lettori alle pagine della Meyer per sapere se Bella ed Edward riusciranno a trovare una casa per il loro sentimento.
Il pallido Edward più che un vampiro “dal nero mantello” ha i tratti di un supereroe post-moderno («È vero, è proprio così. Questa me la rivendo!» ci confessa la regista Catherine Hardwicke). In crisi con la propria identità, mai libero di rivelarsi, con numerosi superpoteri (forza sovrumana, agilità, corsa, tanto che in una celebre battuta già cult dice a Bella: «aggrappati forte a me, scimmietta»). E con vampiri “cattivi”, i Nomadi, che vorrebbero far fuori la sua innamorata umana. Pattinson ha recitato in due Harry Potter e nel 2009 sarà un giovane e aitante Salvador Dalì.
Kristen Stewart occhi verdi – ma nel film sono marroni – diciotto anni da Los Angeles e già vista in Panic Room con Jodie Foster e Into the wild di Sean Penn è un cerbiatto impaurito anche dal vero. Il vestito di Bella le calza a pennello. Sottile sottile sgrana gli occhi a ogni domanda.
Kristen, Robert, quanto c’è di voi nei personaggi di Bella e Edward?
Kristen Stewart: Abbastanza, direi. Bella sembra una ragazza timida e indifesa. Ma poi si rivela capace di combattere per ciò a cui tiene e che ama. E un po’ anche io sono fatta così.
Robert Pattinson: Be’, pallido sono pallido anche io come Edward!
Quando si è giovani come voi e come i personaggi di Twilight si vivono sentimenti estremi, amori impossibili, innamoramenti folli. Vi è mai capitato qualcosa di simile?
K.S.: Certo che sì, sono una diciottenne anche io! A quest’età, tutto è estremizzato, tutto diventa una scelta tra la vita e la morte. Però ho anche un’altra faccia che guarda alla vita in modo molto serio. Forse sono diventata un po’ cinica e mi sembra di conoscere in anticipo la fine del gioco. Posso sembrare più distaccata di quello che sono. Magari cambierò in futuro.
In molti hanno definito Twilight un teen movie, un film per adolescenti come High School Musical. Vi sembra riduttivo?
K.S.: Che sciocchezza. Non credo proprio che sia un film per solo per giovani. Twilight racconta emozioni molto serie, molto profonde, al grado massimo in cui le si possa provare. Anche gli adulti le provano e il film permette a tutti di sognare e vivere sentimenti di quella intensità.
R.P.: Si tratta di sentimenti che possono essere senza responsabilità e per questo diventano emozioni allo stato puro, senza inquinamenti. Quando abbiamo iniziato a lavorare a questo film volevamo tenerci alla larga proprio dalla definizione di teen movie. E poi c’è un sacco di azione, inseguimenti, arti marziali: tutta roba per ragazzini?
Robert, hai lavorato in due film di Harry Potter. Cosa c’è di simile e di diverso con Twilight?
R.P.: Non capisco da dove venga questo accostamento, forse solo dal successo che hanno avuto i film. Certo, in entrambi i film ci sono attori giovani. In Twilight i nostri personaggi fanno parte di un mondo reale, in Harry Potter ci sono centinaia di personaggi tutti fantastici. In più, direi che la storia di Bella ed Edward è una grande saga sulle relazioni tra le persone e non un film di fantasia.
Twilight – i quattro libri e ora il film – è un fenomeno impressionante su Internet: su Facebook undicimila fan seguono Kristen, se si digita “Robert Pattinson” su Google escono 2 milioni e 400mila risultati! In che modo vi sentite parte della web-generation che vi ama e vi sostiene?
K.S.: Non sapevo di avere un profilo su Facebook! La gente è ossessionata dai personaggi delle storie e quindi sono curiosi degli attori che gli danno vita.
R.P.: Twilight ha goduto della pubblicità e dell’autopromozione che il web gli regalato. Lo stesso che succede con MySpace con la musica o la pubblicità che circola su YouTube che fa sì che si possa promuovere un film con pochi soldi. Questo è importante non solo per far conoscere un prodotto ma uno stimolo per la creatività, con tutta la competizione che c’è in Rete.
Che effetto vi fa vedere dei vostri coetanei che quasi si strappano i capelli per voi, che vi assalgono, che provano a baciarvi?
R.P.: Quando ho iniziato a fare l’attore mi sono confrontato con tutti questi fan e non riuscivo a capirli, io non lo avevo mai fatto per nessuno. Ora, mi capita spesso di sentirmi in colpa come se dovessi dimostrare qualcosa per meritarmi quelle urla. Quando siamo andati in libreria a firmare i libri di Twilight ero quasi spaventato e quasi mi mettevo a piangere!
E in Italia come sono i fan? Diversi da altri posti dove siete andati?
R.P.: La cosa impressionante è che si confonde la realtà con la fantasia, che per molti ragazzi noi non siamo due attori ma Edward e Bella in carne ed ossa! Certo, ci sono differenze da paese a paese. Negli Usa passiamo come celebrità quasi quotidiane, non c’è niente di straordinario.
K.S.: In Messico, per esempio, le persone volevano con la forza nella macchina dove eravamo noi. In definitiva credo che i fan siano espressione del carattere nazionale. E in Italia, sono molto educati e simpatici. In Messico un po’ meno.